La premier Meloni registra la voce come marchio contro i deepfake
La premier ha depositato all'EUIPO un audio di 4 secondi in cui dice il proprio nome, per rendere la sua voce un marchio protetto. Non è la prima in Italia: prima di lei un cantante e un doppiatore.
Perché conta
È un caso concreto, non teorico, di come una persona pubblica italiana prova a difendersi legalmente dalla clonazione vocale fatta con l'AI: mostra uno strumento, il marchio sonoro, che prima di lei avevano già usato un doppiatore e una cantante, e che probabilmente altri useranno.
In pratica
Il marchio protegge solo la sequenza audio esatta depositata, non impedisce ogni imitazione: è un tassello in più, non una soluzione contro i deepfake vocali. Chi lavora con la propria voce (doppiatori, cantanti, creator) ha ora un precedente concreto a cui guardare.
Il 5 ottobre Giorgia Meloni ha depositato all'EUIPO, l'ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale, un file audio di circa 4 secondi in cui pronuncia due volte, con intonazioni leggermente diverse, la frase "Io sono Giorgia Meloni". L'obiettivo è registrare la propria voce come marchio sonoro: un tipo di marchio che, come un logo o un nome commerciale, protegge legalmente un suono riconoscibile. La domanda è per ora sotto esame: la tutela non è ancora attiva.
Un marchio sonoro non protegge "come suona" una voce in generale, ma la sequenza esatta depositata: in questo caso, quelle due frasi precise. Significa che non impedisce a chiunque di imitare Meloni, ma dà uno strumento legale in più contro chi usa l'AI per clonare la sua voce e farle dire cose mai dette, dentro tre categorie specifiche: contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di eventi politici.
Non è una mossa isolata. In Italia l'hanno già fatto, prima di lei, il doppiatore Luca Ward (domanda numero 019316357, depositata il 12 febbraio 2026, con l'audio "Mi chiamo Luca Ward") e la cantante Giusy Ferreri (domanda 019353063, del 23 aprile 2026, con "Sono Giusy Ferreri"). Meloni era già stata bersaglio di deepfake con la sua immagine e la sua voce in passato.
La mossa arriva mentre in Europa cambiano anche le regole generali: l'articolo 50 dell'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, è operativo dal 2 agosto 2026 e chiede che i contenuti generati o manipolati dall'AI vengano segnalati come tali. Un marchio registrato è una strada diversa e complementare: non obbliga chi genera un deepfake a dichiararlo, ma permette a chi lo subisce di agire legalmente su un terreno proprietario, oltre a quello penale.